Dylan Groenewegen (instagram @dylangroenewegen)

Il ciclista olandese Dylan Groenewegen è tornato a parlare a mesi di distanza dal tragico incidente che lo ha visto colpevolmente coinvolto con Fabio Jakobsen durante una tappa del Giro di Polonia. Da quel giorno viveva nella speranza che il collega non morisse in ospedale e nel terrore dovuto a varie minacce ricevute. In un’intervista alla rivista olandese Helden Groenewegen ha raccontato tutto quello che è successo dal giorno di quel suo grave errore che poteva costare la vita di un altro ciclista: “Ricevevamo minacce così concrete e gravi che alla fine abbiamo chiamato la Polizia pochi giorni dopo l’incidente. I giorni e le settimane seguenti hanno sorvegliato la nostra porta. Non potevamo più uscire spontaneamente di casa. Se volevo uscire un attimo, c’era un ufficiale al mio fianco in modo che non potesse succedermi nulla. Abbiamo ricevuto lettere scritte a mano nella posta, in cui è stato aggiunto persino un cappio con cui avremmo potuto appendere il bambino che stavamo aspettando. Quando ho letto quel messaggio e ho visto quel pezzo di corda, sono rimasto terrorizzato. Questo è stato il fattore decisivo. Non poteva andare avanti così. La Polizia è intervenuta subito dopo aver visto quelle lettere”.