Marco Belinelli (foto tratta dal profilo instagram @mbeli21)

Marco Belinelli è stato intervistato dal Corriere della Sera circa la sua opinione sullo sciopero dell’NBA e la questione razzismo negli Stati Uniti: “Un boicottaggio simile non c’era mai stato prima. Solo Bill Russel nel ’61, ma era tutt’altra cosa. Vista dall’Italia, magari è difficilmente comprensibile, ma dalla bolla è tutto molto piu’ chiaro. La questione è davvero pesante. Gioco in Nba da 13 anni e vorrei continuare a farlo. Essere un giocatore mi ha permesso di conoscere realtà molto diverse. Poi vedi certe immagini, leggi di certi episodi, e ti rendi conto che tutto è molto diverso da come lo vedi da lontano. Un esempio? Alcuni miei compagni mi hanno raccontato di episodi di cui sono stati protagonisti loro malgrado. E solo a causa del colore della loro pelle. Ed essere stelle del basket non li ha aiutati”.

LA POLITICIZZAZIONE DELL’NBA

Secondo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump l’NBA è un’organizzazione politicizzata: “Sono racconti privati, quindi non starò qui a spiegarli. Però capisco perché se sei afroamericano hai paura della polizia. Ci nasci, con la paura della polizia. E noi bianchi non possiamo capirlo. Chi non è nero non è in grado di comprendere davvero quello che hanno sofferto. E che stanno soffrendo ancora. Credo che lo sport abbia un potere enorme. Noi atleti dobbiamo essere i primi ad amplificare certe storture attraverso le nostre piattaforme. I confini non esistono più. Lo abbiamo visto con George Floyd, quando tutto il mondo si è inginocchiato. Un poliziotto che spara nel Wisconsin è anche un problema nostro, non solo del Wisconsin. Noi sportivi abbiamo un peso: dobbiamo sfruttarlo”.

LEBRON VS TRUMP

Il giocatore di San Antonio ha poi proseguito parlando di LeBron James, che si è apertamente schierato contro Donald Trump: “LeBron James è una stella molto ascoltata. Anche Chris Paul, con cui ho giocato, ha parlato chiaro. E Paul è il presidente dell’associazione giocatori. Se LeBron e CP3 dicono quello che hanno detto, significa che tutto il movimento è d’accordo. Se anche io sono d’accordo? Su tutta la linea”. Sulla possibilità che l’NBA possa guidare il voto negli Stati Uniti: “Io non voto negli Stati Uniti, non mi riguarda direttamente. Invece mi riguarda il razzismo: non è un problema politico ma sociale. Non possiamo coprirci gli occhi e fare finta che non accada nulla. Ci sono cose più importanti di una partita di basket. Razzismo nel basket? Mai e poi mai. A compagni e avversari interessa solo come giochi, non di che colore hai la pelle. Le differenze in campo le fa il talento. L’unico razzismo che vedo é: sai giocare o non sai giocare”.