Marc Marquez (foto tratta dal profilo instagram @marcmarquez93)

Incredibile, ma vero: Marc Marquez correrà a Jerez contro tutti i pronostici. Domenica scorsa una brutta caduta gli aveva procurato una frattura all’omero destro. Martedì l’operazione e oggi è nuovamente pronto per salire sulla sua Honda.

IL PRECEDENTE

Nel 2013 Jorge Lorenzo, in piena lotta per il titolo, cadde sul circuito di Assen rompendosi la clavicola durante le prove libere del venerdì. Si fece operare nella notte a Barcellona e la domenica riuscì a partecipare alla gara con otto viti ed una placca di titanio a tenere insieme la clavicola. Quel giorno Lorenzo, partito dodicesimo, arrivò eroicamente quinto completando una gara memorabile. Marquez questo fine settimana vuole emularlo scrivendo un’altra pagina di una carriera già così incredibile.

LE PAROLE DEL PROF. TRANQUILLI

L’ex direttore dell’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport del Coni, il professor Carlo Tranquilli, ha espresso i propri dubbi sull’ok dei medici della Honda: “I medici si assumono una grossa responsabilità dando l’ok a Marc Marquez per correre già domenica. Evidentemente confidano molto nei loro metodi di valutazione. Siamo ben lontani dai tempi fisiologici di guarigione dell’osso, anche se le moderne tecniche di intervento fanno effettivamente miracoli. Un altro incidente potrebbe mettere a rischio la funzionalità dell’arto e allora sì che i tempi di recupero sarebbero molto più lunghi. Marquez è stato già “fortunato” a non subire lesioni al nervo radiale, piuttosto frequenti in questo genere di fratture. Del resto mi sembra che lo stesso professor Mir, che lo ha operato, fosse prudente sui tempi di recupero, parlando di Brno, ai primi di agosto”. Ha poi proseguito parlando della questione etica dei troppi antidolorifici: “Mi riferisco alla quantità di antidolorifici che il pilota dovrà assumere per affrontare una gara che richiede tanto impegno fisico. Dando per scontato che si tratti di sostanze non vietate, che gli permettano di correre in sicurezza, mi chiedo quanto sia corretto ricorrere a questi metodi, soprattutto in uno sport come il motociclismo, che richiede grande reattività e vede in pista più piloti contemporaneamente”.