Quando nel 2010 si decise che dalla stagione successiva si sarebbe cantato l’inno di Mameli prima della finale di Coppa Italia a tutti è venuto in mente l’inno nazionale americano prima della finale del Super Bowl. Purtroppo, come vedremo, la finale di Coppa Italia non è la finale del Super Bowl, e le pop star italiane non reggono minimamente il confronto con quelle statunitensi (seppur spesso anche loro fanno figuracce).
Da Emma (2011) a Sylvestre (2020) sono state tantissime le polemiche che hanno accompagnato questo particolare evento, dalla selezione degli interpreti alle scelte stilistiche di quest’ultimi.

EMMA MARRONE (2011) – INTER-PALERMO 3-1
Quando Emma si presenta in campo prima della finale di Coppa Italia del 2011 ha appena compiuto 27 anni, viene dalla vittoria della nona edizione di Amici e da un secondo posto a Sanremo. E’ dunque un grande banco di prova per la consacrazione definitiva. Vestito nero, sguardo da dura, un giro su sé stessa e il primo primo piano svela la verità: Emma è molto tesa. La banda inizia a suonare tra i petardi e l’entusiasmo dei palermitani (la loro squadra non arriva in finale di coppa Italia dal 1979) ed Emma attacca, ma con qualche problema acustico. Inizialmente è sovrastata dal coro del pubblico che finisce per superarla. Così, come spesso capita, il pubblico va per conto suo qualche secondo avanti, ma Emma sembra non curarsene e procede dritta spedita verso la chiusura, tutto sommato senza sbavature né gorgheggi particolari.

ARISA (2012) – JUVENTUS-NAPOLI 0-2
Si potrebbe descrivere l’interpretazione di Arisa solo osservando le facce imbarazzate delle autorità in tribuna. Non tanto per l’esibizione in sé (a cappella), quanto per la pioggia di fischi continua ed impetuosa che la accompagna dal momento dell’annuncio dello speaker fino al momento in cui Arisa, terminato di cantare, solleva la Coppa Italia. Sicuramente non un momento memorabile per la musica italiana.

MALIKA AYANE (2013) – ROMA-LAZIO 0-1
Cantare l’inno di Mameli a cappella davanti a 70mila persone prima della prima finale di sempre nel derby della capitale non deve essere semplice. Malika Ayane lo sa e cerca di andare sul sicuro, circondata da una tensione rara e tangibile. Canta piano Malika, e il pubblico, a differenza del 2012, non fischia, anzi, ad un certo punto sembra quasi seguirla. Considerata la difficoltà emotiva, tutto sommato una buona esibizione, anche se noiosa. Da un’interprete del suo livello ci si poteva aspettare di più.

ALESSANDRA AMOROSO (2014) – NAPOLI-FIORENTINA 3-1
Se già dev’essere emotivamente complicato cantare l’inno davanti a 70mila persone giunte allo stadio per un’importante finale, Alessandra Amoroso nel 2014 è stata particolarmente sfortunata. E’ infatti il giorno degli scontri e della morte di Ciro Esposito, la partita è stata rinviata di un’ora in seguito alla trattativa tra l’ormai celebre capo ultrà napoletano Genny ‘a carogna e i commissari a bordo campo. La Amoroso canta in un clima surreale, tra i fischi assordanti e le facce imbarazzate delle autorità in tribuna. Chiude con un sorriso malinconico un’interpretazione che in fin dei conti non ha prodotto gravi errori canori.

CHIARA GALIAZZO (2015) – JUVENTUS-LAZIO 2-1
Visti i precedenti Chiara era evidentemente pronta al peggio. Si decide di tornare a cantare a cappella e Chiara, vestita di rosa, offre una discreta interpretazione migliorata dal pubblico insolitamente collaborativo. Il vizio delle curve italiane di velocizzare i cori si ripete un’altra volta arrivando a qualche secondo di distacco tra interprete e pubblico, ben presto annullato dallo stacco del poropopò. A differenza delle sue colleghe che l’hanno preceduta, più fortunata che brava.

LORENZO FRAGOLA (2016) – MILAN-JUVENTUS 0-1
Il primo interprete maschile scelto è Lorenzo Fragola nel 2016. L’interpretazione, seppur aiutata dalle tifoserie, non è di quelle memorabili, né dal punto di vista canoro, né dal punto di vista emotivo. Alla fine, sotto lo sguardo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il fatto di non essere stato fischiato è comunque una vittoria.

LODOVICA COMELLO (2017) – JUVENTUS-LAZIO 2-0
Certamente tra le più eleganti presentatesi su questo difficilissimo palco, Lodovica Comello, che non fa la cantante di professione, è comunque riuscita a portare a termine l’interpretazione senza intoppi canori. Il piccolo particolare che rende l’esibizione appena sufficiente è dovuto ad una mancanza del pubblico che, generalmente, tende ad andare al doppio della velocità dell’interprete creando dunque imbarazzo anche ai calciatori che, inquadrati, non sanno se seguire l’uno o l’altra. Per un momento la Comello, imbarazzata, sorride, ma si riprende subito e chiude piuttosto bene.

NOEMI (2018) – JUVENTUS-MILAN 4-0
Sotto la pioggia Noemi ha più tempo a disposizione delle colleghe che l’hanno preceduta. Infatti le viene concesso lo spazio per la promozione del tour estivo riuscendo quindi a cantare anche pezzi suoi. Arrivata al momento dell’inno sembra più carica che mai, forse anche troppo, infatti gesticola in maniera vistosa e chiede l’accompagnamento del pubblico, che bene o male la segue. Si concede anche di cantare il poropò solitamente lasciato in esclusiva alla folla. Esibizione eccessiva ma in un certo senso unica.

LORENZO LICITRA (2019) – ATALANTA-LAZIO 0-2
Il secondo interprete maschile della storia è Lorenzo Licitra (vincitore di XFactor nel 2017). Non molto conosciuto, viene selezionato probabilmente per un ritorno alla normalità dopo le stravaganze di Noemi nel 2018. Interpretazione anonima, senza infamia e senza lode.

SERGIO SYLVESTRE (2020) – JUVENTUS-NAPOLI 0-0 (2-4 DCR)
Ed eccoci giunti all’esibizione di ieri sera di Sergio Sylvestre, vincitore di Amici, americano di nascita e salentino d’adozione (come piace definirsi) che ha il vantaggio (o lo svantaggio?) di cantare senza pubblico. Se già aveva fatto discutere la scelta in sé di un artista non italiano, il tentennamento dimostrato ieri sera ha scatenato l’ira di molti, soprattutto sui social. Certamente quei secondi di silenzio sono stati imbarazzanti, ma non si può dire che nel complesso abbia cantato male dal punto di vista strettamente canoro.  E’ chiaro che l’esibizione verrà ricordata in maniera negativa per quegli attimi di esitazione, mentre Sergio Sylvestre, probabilmente, avrebbe preferito che la polemica montasse sul pugno alzato al cielo in memoria di George Floyd, passato nettamente in secondo piano.