Trevor Ariza (foto tratta dal profilo instagram @trailblazers)

L’ala piccola Trevor Ariza ha ufficialmente rinunciato alla chiusura della regular season di NBA a Disney World. Decisiva per la difficile scelta è stata la sua particolare situazione familiare: il numero 8 dei Blazers, infatti, è da tempo immerso in una battaglia legale con l’ex moglie Bree Anderson per la custodia del figlio 12enne. Su suggerimento del giudice, Bree Anderson ha concesso al giocatore un periodo di visita di un mese, coincidente con la ripresa delle attività in NBA.

Ariza, come tutti i suoi colleghi, si sarebbe dovuto presentare il 9 luglio ad Orlando restando in completo isolamento fino al 31 agosto. Avrebbe dunque dovuto rinunciare al mese di visita concessogli dall’ex moglie, ma evidentemente per il 34enne di Miami il basket e i soldi vengono dopo suo figlio.

Tanti i soldi che Ariza perderà con questa scelta: quasi due milioni di dollari per l’assenza ad Orlando ed il rischio di perdere il contratto da quasi 13 milioni per la prossima stagione. Per non parlare della possibilità di portare la sua squadra ai playoff giocandoli da titolare, forse l’ultima occasione della sua comunque buona carriera.

Ariza, che è il secondo giocatore a rinunciare alla ripartenza NBA ad Orlando dopo Davis Bertans di Washington, era tra l’altro una pedina fondamentale dei Blazers prima della sosta: arrivato a gennaio, aveva giocato 21 partite su 21 nel quintetto titolare con una media di 11 punti a partita, ma soprattutto aiutando molto in fase difensiva un quintetto molto offensivo con Carmelo Anthony, CJ McCollum e Damian Lillard.

Un vero peccato per i Blazers, che ora cercheranno un rimpiazzo tra i free-agent, ma una scelta che dimostra, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che anche le star dell’NBA, prima ancora di essere sportivi inarrivabili, sono esseri umani con i propri problemi e le proprie difficoltà.